Escursioni

Considerata dagli Abruzzesi "la montagna madre", la Majella è davvero diversa da tutte le altre. Situata a soli 30 chilometri dal Mare Adriatico, è dominata dal Monte Amaro (2795 m s.l.m.), la seconda vetta dell'Appennino. Rassicurante e a portata di mano per chi la vede da lontano, diventa remota e distante per chi vuole raggiungere le sue cime. Un rilievo senza difficoltà alpinistiche, ma in grado di offrire sentieri a volte interminabili, capaci di mettere alla prova anche i camminatori più esperti. La vicinanza al mare rende mite il clima di questa montagna che a ragione è considerata la più fiorita d'Europa, ma solo chi riuscirà a raggiungere i suoi remoti altipiani potrà scoprire realmente il suo incanto. La Majella si caratterizza infatti per l'avere un esteso territorio di altipiani con altitudine media superiore ai 2400 m s.l.m., ambienti che la rendono più simile a deserti di pietra che ad una possibile idea di montagna. Proprio qui sono custoditi i suoi più preziosi e segreti aspetti floristici: stelle alpine appenniniche, genepì e adonide distorta sono solo alcune delle rarità che si possono incontrare. Altipiani sconfinati che sprofondano improvvisamente in vertiginosi anfiteatri e selvaggi valloni rapiscono sguardo e anima. Nelle sue valli più segrete si ritrovano antichissimi luoghi di culto medioevali, con un gran numero di eremi, in cui si intuisce come sacralità e natura siano così intimamente legate. Questa montagna sa regalare qualcosa a tutti: tranquille passeggiate nelle sue fasce pedemontane ed escursioni più impegnative e faticose per raggiungere i suoi luoghi più remoti.

LE ESCURSIONI

Come dicevamo, la Majella, non presentando difficoltà alpinistiche, risulta accessibile a tutti. Non manca tuttavia la possibilità di effettuare, per i più esperti, anche escursioni alquanto impegnative. Le proposte escursionistiche che seguono intendono essere puramente indicative e non certo esaustive delle molteplici opportunità offerte da questa montagna. Resta dunque inteso che gli itinerari potranno essere adattati a tutte le esigenze e nuove idee saranno le benvenute.

ATTREZZATURA

Nell’attrezzatura dell’escursionista non devono mancare : scarponcini, zaino, mantella, borraccia, pile o giacca a vento a seconda della quota e della stagione.

DIFFICOLTA' ESCURSIONISTICHE

T: turistico

E: escursionistico

EE: escursionisti esperti

EEA: escursionisti esperti ed attrezzati

Classificazione delle difficoltà escursionistiche

L’indicazione delle difficoltà di un itinerario viene data per facilitare la scelta di un’ascensione. Serve in primo luogo per evitare ad escursionisti ed alpinisti di dover affrontare inaspettatamente passaggi superiori alle loro capacità o ai loro desideri. Nonostante una ricerca di precisione, la valutazione delle difficoltà, soprattutto in alta montagna dove le condizioni ambientali sono molto variabili, rimane essenzialmente indicativa e va considerata come tale.

Si utilizzano le quattro sigle della scala CAI per differenziare l’impegno richiesto dagli itinerari di tipo escursionistico. Questa precisazione non è utile soltanto per distinguere il diverso impegno richiesto da un itinerario, ma anche per definire chiaramente il limite tra le difficoltà escursionistiche e quelle alpinistiche.

T = TURISTICO. Itinerari su stradine, mulattiere o larghi sentieri, con percorsi non lunghi, ben evidenti e che non pongono incertezze o problemi di orientamento. Si svolgono di solito sotto i 2000 metri di altitudine. Richiedono una certa conoscenza dell’ambiente montano e una preparazione fisica alla camminata.

E = ESCURSIONISTICO. Itinerari che si svolgono su sentieri di ogni genere, oppure su evidenti tracce di passaggio in terreno vario (pascoli, detriti, pietraie), di solito con segnalazioni; possono esservi brevi tratti pianeggianti o lievemente inclinati di neve residua, quando, in caso di caduta, la scivolata si arresta in breve spazio e senza pericoli. Si sviluppano a volte su terreni aperti, senza sentieri ma non problematici, sempre con segnalazioni adeguate. Possono svolgersi su pendii ripidi; i tratti esposti sono in genere protetti (barriere) o assicurati (cavi). possono avere singoli passaggi su roccia, non esposti, o tratti brevi e non faticosi né impegnativi grazie ad attrezzature (scalette, pioli, cavi...) che però non necessitano l’uso di equipaggiamento specifico (imbracatura, dissipatore...). Richiedono un certo senso di orientamento, come pure una certa esperienza e conoscenza del terreno montagnoso, allenamento alla camminata, oltre a calzature ed equipaggiamento adeguati. Costituiscono la grande maggioranza dei percorsi escursionistici sulle montagne italiane.

EE = ESCURSIONISTI ESPERTI. Si tratta di itinerari generalmente segnalati ma che implicano una capacità di muoversi su terreni particolari. Sentieri o tracce su terreno impervio e infido (pendii ripidi e/o scivolosi di erba, o misti di roccia ed erba, o di roccia e detriti). Terreno vario, a quote relativamente elevate (pietraie, brevi nevai non ripidi, pendii aperti senza punti di riferimento, ecc.). Tratti rocciosi, con lievi difficoltà tecniche (percorsi attrezzati, vie ferrate tra quelle di minore impegno...). Rimangono invece esclusi i percorsi su ghiacciai, anche se pianeggianti e/o all’apparenza senza crepacci (perché il loro attraversamento richiederebbe l’uso della corda e della piccozza e la conoscenza delle relative manovre di assicurazione). Necessitano: esperienza di montagna in generale e buona conoscenza dell’ambiente alpino; passo sicuro e assenza di vertigini; equipaggiamento, attrezzatura e preparazione fisica adeguate. Per i percorsi attrezzati è inoltre necessario conoscere l’uso dei dispositivi di auto assicurazione (moschettoni, dissipatore, imbracatura, cordini...).

EEA = ESCURSIONISTI ESPERTI ATTREZZATI. Questa sigla si utilizza per certi percorsi attrezzati o vie ferrate, al fine di preavvertire l’escursionista che l’itinerario richiede l’uso di dispositivi di auto assicurazione.

ITINERARI PROPOSTI

1_ Da Lama dei Peligni alla "Casa del pastore" di Civitella Messer Raimondo.

Difficoltà: E

Impegno fisico: facile

Dislivello: 200 metri in salita – 170 metri in discesa

Periodo: tutto l’anno

Descrizione itinerario

Si parte dal parcheggio a ridosso della pineta di Lama dei Peligni, a quota 720 metri s.l.m. In pochi minuti  si giunge  all’area faunistica del Camoscio d’Abruzzo, dove è possibile ammirare, a breve distanza, alcuni meravigliosi esemplari di questa specie. L’itinerario prosegue lungo una sterrata pedemontana che attraversa  un ambiente di bosco termofilo (che accoglie appunto numerose specie floristiche che prediligono il caldo) a prevalenza di carpino nero ed orniello. Si prosegue attraverso una pineta di rimboschimento a pino nero, specie alloctona scelta per le sue caratteristiche pioniere di adattabilità a suoli poco profondi e poveri. Prima di lasciare il bosco si incontrano lungo il cammino vecchie costruzioni rurali di uso agricolo-pastorale: le capanne a “tholos”. Si tratta di costruzioni usate in alcuni casi fino a 50 anni fa, a pianta circolare e finta cupola, realizzate con pietrame a secco della Majella.

Da questo punto si potrebbe fare una puntata verso alcuni vicini sgrottamenti che conservano ancora visibili pitture rupestri del periodo neolitico (ca 5000 a.C.), segno evidente della presenza dell'uomo su questa montagna fin da epoche remote. Ora il sentiero prosegue salendo di quota all’interno di un nuovo bosco termofilo che, soprattutto a primavera, offre la possibilità di vedere bellissime fioriture di orchidee spontanee. Giunti alla quota massima di 920 m s.l.m. il sentiero comincia a degradare verso valle per arrivare a "La Casa del pastore" a circa 750m s.l.m.

N.B. L’escursione proposta, facile e a alla portata di tutti, è indicata in modo particolare a gruppi con  bambini piccoli, i quali possono trovare tanti spunti di loro interesse lungo il percorso senza dover affrontare eccessivi sforzi fisici. L’escursione può essere effettuata tutto l’anno, eccetto in presenza di abbondanti nevicate. L’unica raccomandazione è quella di portare con sé una discreta riserva d’acqua, soprattutto nel periodo estivo, in quanto lungo il percorso non si incontrano sorgenti.

2_ Da Lama dei Peligni al rifugio Fonte Tarì e discesa per la Valle di Taranta con visita alle Grotte del Cavallone.

Difficoltà: E

Impegno fisico: medio

Dislivello: 900 metri in salita - 850 in discesa

Periodo: aprile – ottobre

Descrizione itinerario

Si parte dal parcheggio dell’area faunistica del Camoscio d’Abruzzo di Lama dei Peligni a quota 720 metri s.l.m. Attraversata la pineta di rimboschimento a pino nero, interessata nel dicembre 2001 da gravi danni causati da una slavina, il sentiero prosegue lungo un ambiente rupestre con fondo ghiaioso e continua nel tratto terminale con un ambiente di pascoli secondari, pascoli cioè ottenuti per disboscamento delle originarie specie presenti, per destinare i suoli ad un uso pastorale. Un primo punto di stazione è costituito dal rifugio Fonte Tarì (1540 metri s.l.m.), nome dato dall'omonima fontana con abbeveratoio, un tempo usato dai pastori per dissetare le greggi.

Dal rifugio si continua a salire per un breve tratto fino a raggiungere la cresta della Valle di Taranta. Si conquista in questo modo uno straordinario panorama su uno dei più affascinanti "canyon" del versante orientale della Majella. Il luogo è spesso frequentato da diverse specie di rapaci tra cui spicca l'imponente aquila reale, che nidifica poco più a valle. Un guado posto a quota 1626 metri s.l.m. consente di scendere all’interno della Valle di Taranta e dopo soli 200 metri di dislivello si giunge all’imbocco della tortuosa scalinata che conduce all’ingresso delle Grotte del Cavallone. Poste a quota 1475 metri s.l.m. sono annoverate tra le grotte aperte al pubblico più alte d'Europa. Se la sola vista della valle che si gode dall'ingresso della cavità, meriterebbe l'intera escursione, l'interno delle grotte non è da meno.  Il percorso si snoda nelle viscere della montagna per oltre un chilometro attraverso ambienti di straordinaria bellezza in grado di suscitare forti emozioni. E' possibile ammirare in grande numero stalattiti e stalagmiti ed intuire la potenza delle acque che ha prodotto la cavità. La visita guidata é della durata di circa un'ora e mezza.

La discesa a valle avviene all’interno della Valle di Taranta lungo una mulattiera oppure utilizzando la funivia.

N.B. La visita delle grotte è possibile nei fine settimana di giugno nei mesi di luglio, agosto e settembre,  periodo nel quale è possibile effettuare la discesa in funivia

3_ Da Fara San Martino alla Valle di S.Spirito

Difficoltà: E

Impegno fisico: medio - facile

Dislivello: 600 metri (imbocco Valle delle Mandrelle)

Periodo: aprile – ottobre

Descrizione itinerario

Dall'abitato di Fara San Martino (a quota 440 m s.l.m.) si arriva, seguendo la segnaletica, all’imbocco della Valle di Santo Spirito, in corrispondenza di un greto ghiaioso che conduce all’interno della stessa. Impressionante per le sue pareti verticali, la valle presenta, dopo un primo tratto, uno stretto passaggio di scarsi due metri, con pareti che salgono vertiginosamente per centinaia di metri.

Superato questo punto la valle diventa ampia e sempre chiusa da pareti verticali. Sulla sinistra orografica subito dopo "la stretta" sono ancora visibili i resti del campanile dell’Abbazia di San Martino in Valle. Il sentiero prosegue ora fino alla Valle Cannella e il Monte Amaro seguendo in maniera tortuosa il profondo "canyon" della Valle di Santo Spirito.

Il primo tratto si caratterizza per un ambiente rupestre, dove in più punti sgorga acqua sorgiva proveniente dai nevai degli altipiani sommitali. Nell'ultimo tratto la valle si apre nel meraviglioso spettacolo della Valle Cannella che conduce sui pianori d'alta quota. Il punto di arrivo dell'escursione è l’innesto con il sentiero che conduce alla Val Serviera a quota 1055m s.l.m. sotto l'ombra di  una faggeta.

N.B. - La Valle di S. Spirito offre la possibilità di effettuare escursioni della durata variabile di mezz'ora e oltre. Resta inteso che all’interno di essa si possano prevedere escursioni anche molto più impegnative se ad esempio si volesse proseguire per la Valle Cannella o il Monte Amaro (2795 m s.l.m.). La Valle di S. Spirito offre tra l’altro il dislivello più alto di tutto l’Appennino di oltre 2300 metri.

4_ Dal Blockhaus alla Tavola dei Briganti, al bivacco "Fusco e il Monte Acquaviva"

Difficoltà: E

Impegno fisico: medio - intenso

Dislivello: 400 m (fino al bivacco Fusco quota 2455 m s.l.m.) – 600 m (arrivando al Monte Acquaviva quota 2737 m s.l.m.)

Periodo: giugno – settembre

Descrizione itinerario

Si parte dal piazzale posto a 2100 m di quota a poche centinaia di metri dal rifugio CAI “Bruno Pomilio” (1892 m s.l.m.). L’attacco del sentiero avviene in un ambiente ricoperto da fitti pini mughi a breve distanza dai ruderi di un vecchio fortino costruito nel 1866 durante il periodo di repressione del brigantaggio.

Il percorso segue il crinale che separa la Valle dell’Orfento da quelle di Selvaromana e Tre Grotte. Dopo aver attraversato la cima del Monte Cavallo il sentiero scende fino ai 2080 m s.l.m.. A ridosso di questo tratto sono individuabili su alcune rocce le iscrizioni conosciute come “la Tavola dei Briganti”. Si tratta di lastre calcaree affacciate sulla valle dell'Orfento dove risultano incise in maniera evidente croci, date e firme. Alcune di queste sono molto note: è il caso di quella di "Pasqualo Preta 1869", accanto alla quale si rinviene la più ribelle verso Vittorio Emanuele II.

Da questo punto il sentiero sale verso il bivacco Fusco in vista del Monte Focalone e Monte Acquaviva. Giunti al Fusco, ottimo punto di stazione, si può ammirare in tutta la sua bellezza l’Anfiteatro delle Murelle, sulle sue creste nel mese estivo si possono individuare a volte esemplari di Camoscio d'Abruzzo. Dal bivacco si può proseguire per il Monte Acquaviva (2737 m s.l.m.) e scoprire l’aspetto più suggestivo della Majella. Quasi irreale dall’aspetto lunare appare un paesaggio più assimilabile ad un deserto che ad un'idea possibile di montagna. E' questo in assoluto ciò che colpisce di più l'escursionista quasi perso in uno sconfinato succedesi di linee d'orizzonte in vista del vicino Mare Adriatico. In questo ambiente sono custodite le vere rarità floristiche della Majella che conserva come in uno scrigno preziosi esemplari di stelle alpine, genepì appenninico ed adonide distorta.

N.B. - L’escursione proposta, pur non presentando grossi dislivelli, richiede un discreto allenamento svolgendosi ad una quota medio alta. E’ consigliata a tutti coloro che hanno una certa dimestichezza con l’ambiente montano e dotati di un buon allenamento fisico. Può essere annoverato tra gli itinerari più belli della Majella con ottimi spunti panoramici e grande interesse floristico.

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